Due film in giardino: L’affido familiare raccontato da grandi registi

Cari amici,
siamo alla quarta edizione dei “Film in Giardino”.
Vi aspettiamo presso la casa famiglia ” Croce del Sud ” di Caprona – in Via Dante Alighieri 41/a a Caprona per due serate all’insegna del Cinema, che è capace di raccontare, con le sue immagini, l’affido familiare e le tematiche legate ai minori.
Un’occasione per incontrarci, proposta da chi vive questa esperienza-percorso e dedicata a chi ha domande, curiosità legate a questo tema a noi caro.
L'affido familiare raccontato da grandi registi

Due film in giardino

Ci troviamo alle ore 21,00 per le proiezioni:
  • il 13 settembreIl ragazzo con la bicicletta regia di Jean-Pierre Dardenne e Luc Dardenne
  • il 20 settembre  “Martian Child” regia di Menno Meyjes
La visione è gratuita. 
Vi aspettiamo numerosi|
 
P.S. – Le previsioni del tempo danno aria più fresca e, quindi, consigliamo un giacchetto e una sciarpa.

L’affido familiare, questo sconosciuto

Ubi Minor
Coordinamento associativo per la tutela
e la promozione dei diritti dei bambini

In questi ultimi mesi, a seguito di fatti gravi emersi nelle cronache e su cui sta indagando la magistratura, si è registrata una serie di interventi su alcuni giornali e sui social che sembrano mirare alla demonizzazione dell’affido, soprattutto nelle comunità familiari, riportando considerazioni e dati non corretti che dimostrano la scarsa conoscenza della complessa realtà dell’affido di minori, ma purtroppo sembra che la conoscenza dei problemi sia cosa secondaria rispetto agli obiettivi di chi scrive.

Per questo come Ubi Minor (Coordinamento associativo per la tutela e la promozione dei diritti dei bambini che opera in Toscana) riteniamo giusto fare sentire la nostra voce e riportare alcuni dati che consentono una visione più realistica del panorama che riguarda la difficile realtà dei minori in affidamento.

Il nome che il coordinamento si è dato vuole proporre un ribaltamento di prospettiva in materia di tutela dei diritti dell’infanzia e significare che il diritto dell’adulto deve cedere il passo di fronte al preminente interesse del bambino;  vuole anche indicare che, laddove vi è un minore in difficoltà, è necessario che si investano risorse e si sviluppi un coordinamento di interventi a sua difesa.

Sia chiaro che chi sbaglia deve pagare e che i controlli in questo ambito così delicato devono essere ampliati e moltiplicati,  ma ciò che non vorremmo accadesse è che il racconto giornalistico di vicende drammatiche porti le persone a guardare  con diffidenza all’affido,  che invece rimane lo strumento elettivo per inserire i bambini in contesti adeguati alla loro crescita allontanandoli da situazioni familiari difficili e compromesse per vari motivi che non sta certo a noi giudicare.

Purtroppo quello che come associazioni e famiglie affidatarie abbiamo imparato a conoscere negli anni e che invece non emerge se non nei pochi casi che arrivano,  spesso troppo tardi,  alla cronaca è il grande numero dei minori vittime di maltrattamenti in famiglia o che hanno assistito a violenze familiari (vedi tutti i casi che finiscono con un femminicidio)  o ancora  che hanno subito abusi sessuali anche della famiglia naturale.

Per la Toscana tutti i dati sono reperibili presso il Centro Regionale Toscano di documentazione per l’infanzia e l’adolescenza; da questi dati risulta che solo nel 2016 in Toscana i bambini maltrattati in famiglia sono stati 1920  di cui il 75%  italiani  e il 25%  stranieri, mentre i minori vittime di abusi sessuali in famiglia,  sempre nel 2016,  sono 123  almeno quelli emersi di cui il 70% italiani e il 30% stranieri , mentre il 83% femmine.

Come si vede le cifre sono impressionanti e ancora di più se riportate a livello nazionale,  pertanto non è corretto affermare,  come ha fatto qualche giornalista,  che i soldi spesi per gli affidi di questi bambini dovrebbero essere dati alle loro famiglie di origine,  perché come dimostrano i dati riportati non sono certo le difficoltà economiche la ragione dell’allontanamento dei minori.

Quando in una famiglia ci sono solo difficoltà economiche non accompagnate da incapacità di accudimento o da maltrattamenti nei confronti dei bambini, i servizi sociali attivano tutta una serie di interventi a sostegno delle famiglie, sia di natura economica che di assistenza domiciliare e socio educativa.

Inoltre non è corretta nemmeno la cifra di “30.000 minori nelle case-famiglia” perché sulla base dei dati del Ministero del Lavoro e delle politiche sociali (2014)  risultano affidati 26.420 minori di cui 14.020 in famiglie  e 12.400 in case famiglia.

In un articolo si parla di “un business che si finge accoglienza”, ma come si vede dai dati sopra riportati meno della metà dei ragazzi allontanati dalle famiglie naturali è accolto in strutture e chi scrive evidentemente non conosce la complessità delle situazioni di tanti minori che, specialmente se preadolescenti o adolescenti, hanno necessità di interventi di educatori professionali e psicologi che le famiglie affidatarie non potrebbero garantire.

Inoltre saranno forse anche 10.000 le coppie in attesa di adozione, ma i ragazzi che vanno in affidamento familiare non sono adottabili proprio perché c’è la speranza che,  con un progetto di lavoro complessivo, possano rientrare nelle famiglie di origine e proprio per questo i genitori naturali conservano la patria potestà,  tranne che nei casi più gravi.

Per gli affidi familiari è sempre più difficile trovare famiglie disponibili all’accoglienza perché non è semplice ospitare un bambino che ha dei trascorsi molto traumatici e che fa fatica a sviluppare nuove relazioni di attaccamento,  anche se ne sente fortemente il bisogno.

Si parla poi di cifre non corrispondenti alla realtà perché il miliardo di euro all’anno è calcolato come se tutti i 30 mila minori fossero inseriti in strutture; poiché invece come sopra precisato i ragazzi in struttura sono 12.400 (con una retta media di 100 euro giornaliere che comprende le spese dirette per i minori quelle per la casa e per gli educatori)  la spesa totale ammonta a euro 452.600.000.

Per quanto riguarda i ragazzi accolti nelle famiglie affidatarie che sono 14.020 (con una cifra media di euro 400 mensili accordata alle famiglie come contributo spese)  la spesa totale è di euro 67.300.000.

Quindi, come si vede, la spesa complessiva è di poco più di mezzo miliardo,  che certo sono soldi pubblici e,  anche se come in ogni altro ambito possono purtroppo esserci dei casi in cui persone poco oneste traggono qualche profitto,  non si può generalizzare e criminalizzare un settore a scapito prima di tutto dei minori quando invece bisognerebbe riaffermare l’importanza e la ricchezza umana dell’accoglienza e dell’affido mettendo in luce il suo valore sociale per convincere altre famiglie ad avvicinarsi a questa esperienza.

Infine vogliamo fare alcune precisazioni anche sui ragazzi inseriti nelle comunità, che ormai da anni sono per legge di piccole dimensioni, proprio per consentire loro di essere adeguatamente accompagnati e sostenuti.

Anche per questi minori il rapporto con gli assistenti sociali del territorio continua con verifiche periodiche sui progetti individuali che le strutture devono predisporre e tenere costantemente aggiornati e che vengono ulteriormente controllati dalle commissioni multidisciplinari  oltre che direttamente dal Tribunale dei minori a cui vengono inviate relazioni semestrali.

Quello che è mancato, e che continua a mancare, è un’applicazione concreta dei diritti affermati dalla Convenzione di New York a tutela dei minori di età: tra tutti, essere protetti da ogni forma di violenza, in nome del suo superiore interesse.

Per fare ciò occorre ripensare seriamente, con obiettivi concreti e verificabili, al sistema di tutela dei minori, al fine di ottenere una riforma immediatamente applicabile, di impatto, e lungimirante.

Risorse umane e finanziarie adeguate agli obiettivi. Competenza. Capacità. Messa in rete. Maggiore comunicazione tra gli organi istituzionali e con le associazioni che si occupano di affido e tutela dei minori. Tavoli permanenti di confronto a più livelli, dal locale al nazionale. Sanzioni ferree e adeguate alle pene in caso di reati. Questi, sono solo alcuni dei punti fermi su cui dovrebbe basarsi la riforma.

Coordinamento toscano Ubi Minor

 

Assemblea ordinaria dei soci 2019: verbale

 Il 23 giugno 2019, alle ore 18,00, in seconda convocazione, presso la sede in via Dante Alighieri 41/a, Comune Vicopisano, si è riunita l’Assemblea ordinaria dell’Associazione Famiglia Aperta, come da avviso inviato agli associati in data 14 giugno 2019, per discutere e deliberare sul seguente

ORDINE DEL GIORNO

  • Approvazione del Bilancio consuntivo e del rendiconto 2018
  • Comunicazioni e report delle iniziative svolte
  • Rapporti con i Servizi Sociali
  • Varie ed eventuali

Su 92 iscritti sono presenti 29 associati in proprio:

Rossella Bargellini, Antonella Biegi, Irene Bonaccorsi, Paola Caligo, Cecilia Cardella, Silvia Carniani, Antonio Casarosa, Anna Maria D’Antona, Francesca Lodolini, Riccardo Lorenzi, Wladi Lupi, Giovanna Mannucci, Angela Meucci, Gino Meucci, Raffaella Nardini, Lara Nolfo, Camilla Pantone, Cecilia Pantone, Felice Pantone, Marcella Silvana Papa, Antonio Piccioli, Antonietta Pisani, Gioia Poltronieri, Miriam Ricci, Celina Scarlatti, Giuseppe Salerno, Stefania Salerno, Eugenio Serravalle, Michele Veninata.

e 12 per delega:

Elena Conti, Emanuela Bertini, Maria Antonietta Delfino, Marcella Bendinelli, Daniela Gartner, Piera Cosulich, Gabriella Giuntoli, Gabriele Mannocci, Paola Pozzoli, Giovanni Lorenzi, Giulio Lorenzi, Rita Borzi.

Il Presidente dell’Associazione, Anna Maria D’Antona, nomina segretario Giuseppe Salerno.

Il Presidente rileva che l’Assemblea è stata regolarmente convocata e che il numero delle persone presenti supera quello richiesto dallo Statuto per la validità dell’Assemblea di seconda convocazione.

Il Presidente dichiara aperta la seduta.

In premessa Raffaella parla dell’avvicendamento nelle cariche di Presidente e Vicepresidente tra lei ed Anna. L’anno passato è stato molto faticoso e la riforma del Terzo Settore ha sicuramente complicato gli adempimenti e le prassi da seguire sono più pesanti, quindi ha ritenuto opportuno per ora cedere la responsabilità della carica ad Anna che rappresenta la storia dell’associazione. Per ora lo Statuto Associazione 2019 si è soltanto adeguato alle nuove norme, ma dobbiamo rivedere tante cose, tra cui se rimanere ODV o cambiare forma, se ottenere la personalità giuridica, controllare il numero dei soci che effettivamente partecipano alla vita dell’associazione, verificare il numero dei volontari, insomma capire in modo approfondito se e come occorre cambiare.

Anna ritiene che quello che ha ricordato Raffaella richieda un approfondimento e che bisognerà chiedere la consulenza di professionisti che siano in grado di chiarire i molti punti interrogativi ancora aperti. Da qui a un anno le norme saranno anche più leggibili ed avranno interpretazione autentica, come è avvenuto di recente.

Sul primo punto all’ordine del giorno, “approvazione del Bilancio consuntivo e del rendiconto 2018”, prende la parola Antonio Piccioli il quale legge la relazione sul bilancio predisposto dal Consiglio direttivo. Il bilancio è di cassa e presenta un attivo consistente che è spiegabile con l’andamento altalenante dei rimborsi fatti dagli enti pubblici, spesso indietro nei pagamenti.

Giuseppe Salerno, che ha materialmente preparato il bilancio, distribuisce il materiale e spiega la composizione delle varie voci. Poi ricorda che dal prossimo anno il Consiglio direttivo si rivolgerà ad un professionista per la redazione del bilancio di esercizio.

L’Assemblea all’unanimità decide di approvare il Bilancio consuntivo 2018. Il bilancio, la relazione e lo stato patrimoniale sono allegati al presente verbale sotto la lettera A). 

Sul secondo punto all’ordine del giorno, “comunicazioni e report delle iniziative svolte”, interviene Raffaella che è stata presidente durante tutto il 2018 prima come vice di Pilar, poi eletta dal Consiglio direttivo, la quale tra le varie attività ricorda:

  • l’incontro in San Zeno in ricordo di Pilar, molto partecipato e commovente;
  • il corso di 1a informazione per famiglie che si avvicinano all’affido;
  • Harry Potter da lei stessa raccontato alle Officine Garibaldi, con interessanti risvolti psicologici;
  • il “Progetto Coccole“, che ha avuto un’ottima risposta in termini di partecipazione: 60 le domande presentate, 20 le persone già formate e 20 quelle ancora da formare; ancora non è stata firmata la convenzione tra la SdS Pisana e l’Azienda Ospedaliera e lo “Screening sulla salute” di chi dovrà concretamente assistere i neonati;
  • i “film in giardino” a Caprona e poi quest’anno presso il “Cinema Arsenale”, che hanno avuto un’ottima risposta di pubblico, con l’avvicinamento di persone che prima non conoscevano l’Associazione;
  • la presentazione del libro “A scuola di coraggio” in occasione della giornata della festa delle donne in San Zeno; l’incontro è stato organizzato in sinergia con la Casa della giovane e con il Centro di aiuto alla

Per i nuovi arrivati Anna spiega che ci si trova nel giardino della Casa famiglia di Caprona, gestita dall’Associazione. La struttura può ospitare fino a 6 minori, mentre attualmente ce ne sono 5. La dimensione familiare è stata una scelta espressamente voluta per dare ai minori quello di cui hanno più bisogno, figure genitoriali accoglienti. Per 14 anni una coppia ha vissuto con i ragazzi (presenta Antonella e Fabio), poi hanno dovuto lasciare. Oggi la figura genitoriale è rappresentata da una signora che vive con i ragazzi ed è coadiuvata da una equipe di educatori e psicologi.

Quando i ragazzi, ormai maggiorenni, escono dalla struttura i Servizi Sociali non se ne occupano più, come se a quell’età i nostri figli fossero abbandonati per strada e dovessero cavarsela da soli. Per questo l’Associazione ha maturato l’idea del “Progetto verso l’autonomia“, che ha lo scopo di seguire questi ragazzi aiutandoli e supportandoli. Per fare qualche esempio: abbiamo aiutato una ragazza ad organizzare il suo matrimonio e Fabio le ha fatto da “padre”, accompagnandola all’altare; aiutiamo economicamente le famiglie che hanno in carico i ragazzi; forniamo assistenza psicologica ad alcuni di loro; aiutiamo quelli che vogliono iscriversi all’università e quelli che cercano lavoro.

Simone Ciulla spiega l’intervento che l’Associazione ha effettuato in questi anni in collaborazione con i Servizi Sociali di Livorno. Ormai siamo al 4° anno di Convenzione con il Comune di Livorno e la SdS delle Valli Etrusche. Le attività svolte spaziano dal sostegno ai nuclei affidatari, ai progetti di sensibilizzazione all’affido, alla conduzione di gruppi di parola per i bambini, a momenti di sensibilizzazione sul territorio.

La risposta delle famiglie è stata significativa e, proprio oggi, è presente una coppia che ha già collaborato durante la proiezione dei film al cinema Arsenale.

Sul terzo punto all’ordine del giorno, i Rapporti con i Servizi Sociali, Raffaella riferisce sui difficili rapporti con il Centro Affidi. L’anno scorso avevamo avuto l’illusione di aver trovato la persona giusta, Elena Simi, una giovane A.S. proveniente da Livorno che ha cercato di condurre autonomamente il Centro Affidi. Le difficoltà incontrate però, dopo un periodo di difficili rapporti con i responsabili dei S.S., hanno avuto la meglio e lei è andata via accettando un altro incarico.

Ora gli affidi ricominciano ad esserci, ma sono più complicati e, oltre a richiedere maggior tempo di riflessione, vanno cercate famiglie adatte e preparate.

Sarebbe importante far partire il progetto delle “Famiglie Ponte“, che si prendono in carico i piccolissimi da 0 a 1 anno.

Dei difficili rapporti con i S.S. si è parlato con la nuova assessora al sociale Sig.ra Gambaccini, che è anche Presidente della SdS Pisana.

Ricorda, infine, che il 31 dicembre scade la Convenzione per Pisa e non sappiamo come sarà.

Prende la parola Pietro Galliani, che collabora nel Progetto degli Affidi part-time della Convenzione con la SdS Pisana. Commenta l’affidamento alla cooperativa Agape del servizio di assistenti sociali sul territorio pisano che si occupano dei minori. Non è detto che singolarmente le Assistenti sociali siano di minor valore, ma certo ne risente la professionalità, tutto il gruppo non ha la minima idea di cosa sia l’affido, e la continuità nel servizio, non appena vincono un concorso scappano via. Questo dimostra quanto siano considerati i minori a Pisa. Comunque l’aspetto positivo è che si può influenzare la loro preparazione ad esempio mediante la supervisione che svolge l’Associazione. Dopo un periodo molto lungo, infatti, ci sono i primi segnali di risveglio: sono stati segnalate ben 6 richieste di part-time.

Per migliorare il servizio verso i minori occorre agire assumendo anche iniziative “politiche”, indipendentemente dal cambio di amministrazione. Il report sulla situazione degli affidi a Pisa, rispetto al resto della regione, è molto importante e fa intravvedere un risparmio economico che può essere la leva per invogliare gli amministratori a cambiare. Sarà in meglio? La complessità è la cifra del nostro domani.

Occorre entrare in relazione con altre associazioni, fare gruppo insieme per esserci quando è necessario ottenere vantaggi per i minori, per farsi conoscere. Non è possibile che a Pisa ci siano così pochi minori affidati e così tanti maltrattati.

Anna ricorda che da poco tempo è stato nominato il nuovo Direttore della SdS Pisana, Dott.ssa Sabina Ghilli. Dai pochi incontri avuti con lei ha intuito che si tratta di persona molto attenta a quanto si dice e professionalmente preparata, viene dalla stessa carica svolta alla SdS di Volterra. Forse non eravamo più abituati ad avere riscontri immediati su quanto avevamo chiesto qualche giorno prima. Ad esempio ha comunicato che stava cercando contatti con il direttore della ASL Pisana per redigere la convenzione per il Progetto Coccole, e che ci avrebbe informato appena possibile. Anzi ha dato l’incarico specifico ad una persona del suo staff. Questo ci fa ben sperare!

Purtroppo, invece, il report predisposto da Pino mette in risalto che Pisa, sia rispetto al resto della provincia che rispetto alla regione Toscana, è in controtendenza presentando un numero di affidi in struttura doppio rispetto a quelli in famiglia affidataria.

E’ d’accordo con Raffaella sulla necessità di preparare “Famiglie-Ponte” per evitare che bambini da 0 a 1 anno siano confinati in strutture che, come molti studi hanno accertato, non possono offrire lo stesso apporto affettivo di cui questi piccolissimi hanno bisogno nella prima fase della loro vita.

Irene Bonaccorsi chiede se le famiglie ci sono per far fronte alle eventuali segnalazioni che ci potrebbero essere. Occorre segnalare i casi con una lista mail. Preparare in anticipo le famiglie disponibili.

Raffaella risponde che l’anno scorso c’erano tante famiglie che avevano fatto il corso con noi e che erano andata al Centro affidi, ma allora non sono stati fatti affidamenti.

Anna ritiene che bisogna aumentare gli sforzi per attirare altre famiglie che si avvicinano all’affido, ma è importante anche curare queste famiglie anche dopo che hanno iniziato il cammino dell’affidamento. I problemi che devono affrontare sono molteplici e non vanno lasciate da sole, con il rischio che l’esperienza diventi negativa per loro, ma principalmente per il minore loro affidato. Per questo occorre ritornare alle origini dell’Associazione, quando c’erano i Gruppi di sostegno per le famiglie affidatarie, che hanno portato poi alla costituzione dell’associazione.

Fabio Mordà, in base alla sua esperienza, ritiene che l’arrivo di A.S. provenienti da una cooperativa non è necessariamente un fatto negativo, anzi può dare frutti positivi se queste persone vengono indirizzate correttamente ed informate sul compito da svolgere sul territorio. Non vede però di buon occhio la politica di risparmio che potrebbe portare l’Amministrazione comunale a tagli ulteriori.

Gioia Poltronieri sostiene che l’Associazione deve pretendere un Servizio Sociale all’altezza delle necessità dei bambini in difficoltà. Dobbiamo anche evitare che, per attuare una ordinanza siano chiamati i carabinieri ed il bimbo venga “strappato” dalla propria abitazione. Bisogna ritornare nelle scuole e informare le insegnanti delle necessità della segnalazione al Centro Affidi dei casi difficili che si presentano nelle classi da loro seguite. E’ importante la prevenzione, senza attendere che il caso diventi difficile prima di intervenire.

Eugenio Serravalle ritiene che la difficoltà di reperire nuove famiglie affidatarie è il segnale di una società malata, rivolta sempre di più ai propri bisogni e sempre meno a quelli altrui. Ma i bambini sono il nostro futuro e bisogna lavorare sulla prevenzione del disagio minorile. Questo dev’essere il nostro obiettivo prioritario.

Fabio propone un “laboratorio di studio” per capire come mai la situazione a Pisa è arrivata a questo punto e per approfondire quali sono i problemi dei bambini oggi.

Riccardo Lorenzi ricorda che l’anno scorso, presso le Officine Garibaldi, c’è stata un’esperienza condivisa tra varie associazioni di volontariato, con interviste poi diffuse tramite l’emittente “Pisafonica”. L’esperienza è stata interessante, ma le risposte sono state zero. Forse occorre riflettere a come fare le comunicazioni ed individuare mezzi migliori. A suo avviso è importante il collegamento tra associazioni aventi scopi sociali nel territorio Pisano e, per dare forza politica al volontariato locale, serve un’associazione che le rappresenti unitariamente. Parla di “Comunità sociali” con un peso politico importante.

Irene Bonaccorsi ricorda che quest’idea di Riccardo, in altri casi simili, ha avuto risultati deludenti. A lei piace la “politica della gente”, senza “cordate” che portano avanti interessi particolari. E’ invece d’accordo con Eugenio, sulla necessità di prevenire il disagio minorile, con interventi nelle scuole e nelle parrocchie.

Il Presidente Anna Maria D’Antona, ringrazia tutti per l’interessante dibattito, che ha fornito molti spunti, di cui sicuramente il Consiglio direttivo si farà carico di approfondire. Invita tutti quelli che vogliono condividere la cena con le cose preparate dai soci a fermarsi.

Null’altro essendoci da deliberare, il Presidente dichiara sciolta l’Assemblea alle ore 19,30.

Controlli sugli affidi illeciti

L’Associazione Famiglia Aperta ritiene giusto far sentire la propria voce in merito ai fatti che stanno emergendo dalle indagini in alcuni Comuni della provincia di Reggio Emilia.

Chi ha sbagliato deve pagare e i controlli in questo ambito devono essere ampliati e moltiplicati, per evitare il ripetersi di nefandezze come queste. Ciò che non vorremmo accadesse è che il racconto “giornalistico” di vicende così drammatiche porti le persone a guardare con diffidenza all’affido, che invece rimane lo strumento elettivo per inserire i bambini in contesti adeguati alla loro crescita allontanandoli da situazioni familiari difficili.

Vogliamo ricordare che esistono (e sono la maggioranza) servizi e associazioni che, nel silenzio e spesso nell’indifferenza generale, si impegnano per dare protezione accoglienza e affetto ai tanti bambini che non trovano il necessario accudimento nelle sempre più numerose famiglie disgregate.

Quello che manca e che continua a mancare anche in tempi recenti è un investimento sui minori che consenta a tutti i soggetti interessati, in primo luogo ai servizi, di svolgere un adeguato lavoro di prevenzione.

Accogliere un bambino che ha dei trascorsi spesso molto traumatici non è infatti semplice. La nostra Associazione nella sua esperienza ultra ventennale lo può testimoniare ogni giorno; così come siamo consapevoli che per seguire un progetto tanto delicato occorre una perfetta integrazione tra pubblico e privato.

In questo momento così difficile vogliamo riaffermare l’importanza e la bellezza dell’affido e mettere in luce il suo valore innanzitutto sociale, chiedendo ad altre famiglie di fare questo passo. Anche a Pisa, anche adesso, abbiamo bisogno di famiglie, single, uomini e donne che si aprano all’accoglienza di bambine/i e delle loro famiglie in difficoltà.

Il Grande Cinema a Pisa: l’affido familiare raccontato da grandi registi

Due film sull’affido con testimonianze di affidatari

Disposti all’avventura….

Famiglia Aperta è un’associazione di volontariato che da oltre 25 anni si pone l’obiettivo di diffondere la cultura della solidarietà nella forma dell’affidamento familiare.

Questo significa essere disposti all’avventura dell’accoglienza per garantire ad ogni bambino il diritto di vivere in famiglia. Con i due film proposti vogliamo offrire un’occasione per incontrarsi e confrontarsi sul tema dell’affido, per conoscere meglio questa realtà così lontana, ma così vicina.

Saranno presenti famiglie dell’associazione, famiglie affidatarie e uno psicologo che interverranno nel dibattito.

I film saranno preceduti da una breve introduzione dell’Associazione Famiglia Aperta sull’affidamento familiare.

  • Venerdì 5 aprile alle ore 20.30 Salvatore. Questa è la vita Regia di Gian Paolo Cugno
  • Venerdì 12 aprile alle ore 20.30 Il bambino cattivo Regia di Pupi Avati

Dopo la proiezione ci sarà lo spazio per un confronto sulle tematiche affrontate e le emozioni suscitate.

L’ingresso è gratuito

Cinema Arsenale – Sala 2 Via S. Martino, 69 – Pisa

5 x 1000 anno 2019

Caro socio e caro amicosai bene che Famiglia Aperta è una Associazione che si dedica all’Affidamento Familiare e lo promuove come via da seguire quando gravi problemi non consentono alle famiglie naturali di occuparsi dei propri figli. Noi cerchiamo di offrire a questi ragazzi più sfortunati un’opportunità per garantire un diritto che dovrebbe essere di tutti i bambini: crescere e formarsi in un ambiente sereno, al riparo dal rischio e dal disagio.

Molte sono le iniziative che promuoviamo per sensibilizzare le famiglie, sostenere quelle affidatarie e per la protezione dell’infanzia. In proposito, ci piace sottolineare il lavoro che svolgiamo con la comunità a dimensione familiare “Croce del Sud” che abbiamo aperto a Caprona nel 1995 grazie alla determinazione dei volontari di Famiglia Aperta ed al contributo economico di enti pubblici e privati ed alla Diocesi di Pisa.

Alle spese di gestione si fa fronte con il contributo dei Servizi Sociali che ci affidano i bambini con il grosso limite che purtroppo questi contributi cessano al raggiungimento dei 18 anni dei ragazzi, ad un’età che non può certo corrispondere alla possibilità di vivere autonomamente: quasi tutti i ragazzi vanno ancora a scuola ……speriamo per diversi altri anni ancora.

Abbiamo così fatto partire il progetto “Verso l’autonomia” per aiutarli a finire gli studi, a trovarsi un lavoro, a trovarsi una casa, a cercare di farsi la propria strada in modo sereno nei tempi e nei modi giusti.

Se anche tu credi, come ci crediamo noi, che si può davvero trasformare questo sogno in realtà ti chiediamo di sostenerci destinando il 5 x 1000 delle tue imposte a Famiglia Aperta Onlus, apponendo, nel riquadro del sostegno al volontariato della Certificazione Unica, del mod. 730 o della “Dichiarazione Redditi Persone fisiche”,

la tua firma ed il codice fiscale di FAMIGLIA APERTA

93019130504

Ti ringraziamo per l’attenzione che ci hai prestato e ti invitiamo a prendere contatto con la nostra Associazione di volontariato per illustrarti meglio cosa facciamo, cosa ci piacerebbe fare ed in particolare il funzionamento della Comunità familiare di Caprona ed il progetto “Verso l’Autonomia” per cui chiediamo il tuo aiuto.